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sabato 15 agosto 2015

Dal web - le origini di ferragosto

ROMA Ferragosto culmine delle vacanze estive. Anche con un clima un po’ pazzerello che ha spostato il vero solleone a luglio, Ferragosto resta il simbolo dell’estate. Da dove deriva questa tradizione? La dobbiamo nientepopodimeno che all’imperatore romano Augusto.  Che merita di essere ricordato per più di un motivo. Intanto perché tutto il mese di Agosto prende il nome da lui, in tutte le lingue occidentali. Un onore non da poco cui forse avrebbero aspirato tanti leader mondiali ma ai quali l’omaggio non è stato riconosciuto. Tranne che a Giulio Cesare, padre adottivo di Augusto da cui prende il nome luglio. Luglio a Giulio Cesare, agosto ad Augusto, e tutto il mondo ogni anno rende omaggio a due dei più grandi romani. Nello specifico del Ferragosto, poi, ci troviamo di fronte a una festa creata proprio da Ottaviano Augusto in persona: sappiamo anche l’anno: il 18 a.C., quando Ottaviano, nominato Augusto(cioè venerabile e pieno di autorità e autorevolezza), decise di istituire le Feriae Augusti, celebrazioni solenni che festeggiavano la fine del raccolto e radunavano una serie di culti precedenti. Come si vede facilmente, da queste Feriae Augusti è derivato il termine Ferragosto, ma anche il termine ferie, cioè le vacanze che di solito si concentrano proprio nel  mese di agosto.

Una tradizione successiva, sancita nel Rinascimento da un decreto pontificio, prevedeva che il 15 agosto i padroni dessero una gratifica ai dipendenti (una specie di tredicesima ante litteram). Procedendo col tempo, il 15 agosto 1769 nacque un altro imperatore, Napoleone, che ne face a sua volta una importante festa nazionale.

Tradizione proseguita dal cattolicesimo, che a Ferragosto festeggia l’Assunzione al cielo di Maria, ricorrenza recente entrata tra i dogmi solo nel 1950, che vuole significare come la Madonna abbia anticipato la partecipazione dei fedeli al Paradiso nell’integrità di corpo, anima e mente.

Ma tornando ad Augusto, con questo ferragosto in qualche modo si chiude il bimillenario della sua morte (19 agosto 14 d.C.) celebrato nel 2014. Con un bilancio un po’ zoppo: Roma avrebbe voluto e dovuto fare dipiù, di iniziative cene sono state tante, ma forse non sono stati attribuiti onori e attenzioni adeguati a un concittadino che ha meritato addirittura di dare il nome a un mese dell’anno.  Esempio del vorrei ma non posso il Mausoleo di Augusto, un monumento straordinario nel centro di Roma che con l’occasione della ricorrenza doveva essere restaurato e aperto al pubblico ma è rimasto a metà del guado.

Chi era questo imperatore per meritare il suo nome sul calendario? La sua ascesa fu fulminea, segnata dal rapporto con il prozio e padre adottivo Giulio Cesare. Quando lo zio fu assassinato, come suo erede, a 18 anni era già diventato un beniamino del popolo e un influente personaggio politico. Si impegnò insieme ad Antonio nella  vendetta contro gli uccisori di Cesare, Bruto e Cassio, che furono sconfitti a Filippi nel 42 avanti Cristo. I rapporti con Antonio furono altalenanti: a lungo alleati, formarono con Lepido il secondo triumvirato, cui – a differenza di quello tra Cesare, Pompeo e Crasso – diedero valore istituzionale, sovvertendo le cariche tradizionali di Roma. Con Marco Antonio – già secondo di Cesare - c’era però anche concorrenza, sfociata in vari scontri armati, finché nel 31 a.C. Antonio alleato della regina Cleopatra, sua amante, venne definitivamente sconfitto ad Azio. Augusto, dopo i lunghi combattimenti dei decenni precedenti, inaugurò un lungo periodo di pace. La sua epoca è celebre soprattutto per la Pace augustea: Ottaviano si vantava di aver chiuso le porte del Tempio di Giano, che per tradizione a Roma erano aperte in tempo di guerra, e cioè per tutta la sua lunga storia fatte salve un paio di eccezioni. Per commemorare la raggiunta pace costruì l’Ara Pacis, uno dei monumenti marmorei che ancora oggi sono punto di riferimento a Roma, come il Pantheon da lui commissionato ad Agrippa. Infatti Augusto diede vita anche all’epoca d’oro dell’arte romana, al modello del classicismo, circondato da una cerchia di amici fidati e competenti, come Agrippa e Mecenate, e di artisti come Virgilio, Ovidio e Orazio. Con loro si impegnò nel rinnovare Roma e le sue istituzioni, nel ripristinare gli antichi valori, nel promuovere l’arte e la letteratura.

Un ultimo merito: fu lui a “fondare l’Italia”: riorganizzando le province, per primo creò l’Italia, che fino ad allora si fermava al fiume Rubicone e proprio lui invece estese fino all’arco alpino. 

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