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mercoledì 24 maggio 2017

Dal web - amministratore truffatore

L’amministratore di condomino che intasca i soldi dei condomini riscossi a titolo di spese di condominio può essere querelato per truffa e appropriazione indebita.


Amministratori truffatori e disonesti, a volte semplicemente disordinati e incapaci di gestire una contabilità, che incassano le somme del condominio e le spendono per sé: non si tratta di una leggenda metropolitana e la copiosa giurisprudenza penale ne è una dimostrazione. Ma come denunciare l’amministratore di condominio che tiene i soldi dei condomini? Di questo si è occupata una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1]. Ma procediamo con ordine.

Lo scopo della riforma del condominio del 2012, che ha imposto l’obbligo dell’apertura di un conto corrente per ciascun condominio, era rivolto a evitare che l’amministratore potesse fare confusione tra le entrate riscosse per differenti gestioni condominiali e, nella peggiore delle ipotesi, incassare gli oneri e poi scappare. Cosa che è successa non di rado. La dimostrazione è contenuta nella sentenza in commento che ha giudicato colpevole un amministratore di condominio per aver indotto i condomini in errore sull’entità delle spese di gestione dell’immobile da sostenere, così appropriandosi delle somme versate da quest’ultimi. La pronuncia ha così fissato una sorta di vademecum su come querelare l’amministratore di condominio truffatore e disonesto.

 

Al di là delle questioni strettamente giuridiche, ogni singolo condomino può sporgere querela ai carabinieri. Non c’è ovviamente bisogno del consenso dell’assemblea o di un numero minimo di condomini per avviare l’azione penale, essendo ogni proprietario danneggiato dal comportamento dell’amministratore.

 

Le ipotesi di reato ravvisate nel caso di amministratore che, con artifici, gonfia le spese condominiali e poi distrae per sé le somme depositate sul conto corrente sono quelle di appropriazione indebita e di truffa:

l’appropriazione indebita da parte dell’amministratore di condomino scatta quando questi non restituisce il denaro di cui ha la disponibilità senza darne una giustificazione, comportamento che dimostra in modo incontrovertibile la sua malafede (dolo). Si pensi proprio al caso dell’amministratore che tenga per sé il denaro presente sul conto corrente condominiale, magari gonfiando le spese al fine di far credere agli altri condomini che i soldi siano impiegati per pagare i fornitori. Il delitto di appropriazione indebita ha infatti natura istantanea e si consuma con la prima condotta di appropriazione del denaro;la truffa può dirsi consumata nel momento in cui, dopo i raggiri realizzati dall’amministratore disonesto, si verifica la perdita definitiva del denaro. Ciò integra i due elementi del reato di truffa: il danno per i condomini e l’ingiusto profitto per l’amministratore. La Corte afferma che il momento in cui scatta la truffa va individuato nel verificarsi del danno patrimoniale per la vittima e dell’ingiusto profitto per l’agente, essendo necessario che questo entri nella giuridica disponibilità dell’agente stesso, non essendo sufficiente il fatto che sia uscito da quella del soggetto passivo. La truffa può dunque dirsi consumata nel momento in cui si verifica la perdita definitiva del bene che costituisce danno per il raggirato e ingiusto profitto dell’agente.

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